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ZOOMANTIC: il fashion safari di Italo Marseglia

Un bicchiere di tè caldo in mano, ritma il recupero di quei sogni che Italo non è mai riuscito a fare: “Sin da bambino ho sempre avuto problemi con il sonno: dormo pochissimo, e non ricordo mai i sogni che faccio. Forse non riesco proprio a farli ecco perché alla fine li porto in passerella… tanto se li faccio, è solo a occhi aperti”.

Tra gli spazi di Showcase, la super vetrina promossa da Altaroma, durante un piccolo break e in preda a un emblematico scioglilingua, incontro Italo Marseglia il giorno dopo Zoomantic, la linea autunno/inverno 20-21, presentata dall’Ex caserma Guido Reni, durante la settimana della moda capitolina. 

Come un rituale post show che immancabilmente si ripete, al suo fianco in proverbiale silenzio, Rossano Giuppa. L’event manager a malapena muove il capo, in balia di quei consensi pronti a regalare sostegno, e pacche sulla spalla a una sfilata di moda che lo scorso sabato 25 gennaio, ha visto il caro amico designer elaborare passioni infantili e sogni mai fatti, mentre con un pizzico di dramma la sua cinepresa sognante, intabarrata nel soundtrack styling, camminava finalmente sulla sottile (e tanto desiderata) linea bianca.

 “Questa volta ho sposato in pieno l’idea di Italo – afferma serafico – ho deciso di curare semplicemente le musiche, e alla ricerca di un’atmosfera childness, ho pensato a un’estetica che non fosse fine a se stessa. Ho fatto un collage con alcuni brani usati in Paratise – il film sudcoreano vincitore di quattro premi Oscar -, e altri rubati ai Lali Puna, un gruppo tedesco che fa musica elettronica molto leggera. Poi, siccome il dramma, io lo devo sempre mettere, sono andato a ripescare la colonna sonora di Animali Notturni di Tom Ford”.

Risultato? Una scaletta musicale condita di dramma, estetica fanciullesca e rumori della giungla. Giochi onomatopeici, facenti eco a una savana improvvisata al centro della passerella, con riproduzioni plastiche di struzzi, giraffe, leoni e gnu.

Questa l’atmosfera ante, durante e post operam di Zoomantic: “Anziché i cartoni animati, da piccolo guardavo i documentari di Piero Angela, ero ossessionato dagli animali” afferma ridente il creativo. E la demi- couture targata Marseglia in un crescendo sperimentale, questa volta prova a materializzare quei sogni ad occhi aperti, intenzionalmente temprati da recondite passioni infantili. Il tutto acceso da un potente messaggio iper-femminista, e sotto l’imperativo fermo dell’upcycling, upgrade della fortuita collaborazione con la maison Sophie Hallet.

A portarne la fiaccola: Elliot e Jeanie, eroine per lo stilista campano. Due domatrici circensi di metà Ottocento realmente esistite. Precorritrici del movimento femminista, ispirano la collezione imprimendo fierezza, la stessa che Marseglia in un’elaborazione retorica e infantile ruba alle bestie; in un campo semantico, dove aldilà del circo e dei safari, il richiamo alle fiere serve unicamente a dare mens et corpus all’idea di femminismo estremo. 

Un vigore che si avviluppa e si sbroglia già nel titolo della linea, caricando il suffiso zoo (dal gr. ζῷον «animale») di quella ferocia sussurrata, che poi magicamente si fonde in mantic, troncamento dall’inglese romantic, per un linea co.ed equilibrata e fortemente celebrativa.

Una presentazione di 36 modelli, dove la moda Marseglia non abbandona l’idea del recupero, anzi la merce salvata all’atroce destino di divenir paccottiglia, si eleva a qualcosa di “più gestibile, più portabile, più democratico”. 

Dopo la termosaldatura (Zinaida e Le Troiane), la cucitura certosina (Vigilans Somniat), e la chiusura di un contratto con lo showroom milanese di Elisa Gaito, il designer campano, a piè sospinto abbraccia nuovi scenari produttivi: “Mi sono informato, ho studiato e ho iniziato a fare la stampa, una cosa che non avevo mai fatto prima, e che mi ha permesso di perfezionare l’upcycling”. 

Grazie alla collaborazione con Stamperia Fiorentina – l’azienda toscana certificata CID (Consorzio Italiano Detox) -, in una democratizzazione del pizzo patchwork, i quadrettoni assemblati protagonisti dell’eco-patch Marseglia, si educano a pattern.

Stampe romantiche riprodotte con macchinari innovativi – capaci di disperdere 10% di acqua in meno -, grafie colorate di pizzo su pizzo, di tessuto in alga, di paillettes su garza di cotone e di vaporosi tulle plissettati “che praticamente è come stampare l’aria”.

Aria che nell’aria, con il sound design targato Giuppa si carica di pathos, e in uno scompaginato parallelismo surreale tra fanciullezza/ferocia, childness/wildness, punta all’equilibrio, alla fluidità di genere. Un melting pot iper femminista, con l’ambizione di scucirsi dal conclamato universo femminile per rammendarsi al menswear; magari muovendo i primi passi verso la sregolata ricerca dell’indefinitezza, della non binarietà, dell’androginia, quella masticata, digerita, andata. Il tutto senza aggiusto alcuno. Perché l’obiettivo, secondo Marseglia, è arrivare a un pezzo che funziona in sé: “Raggiungere un equilibrio tra maschile e femminile, senza perder tempo a etichettare, a mettere dei paletti inutili”.

Un’operazione concettuale, che tradotta in abiti distilla passioni ludiche e utopie oniriche, e per l’autunno/inverno 20-21 diventa romantica ed elegante, lasciandosi corroborare dall’ispirazione androgina, e dalle figure ottocentesche di Elliot e Janie. 

Ad alzare il sipario lo jacquard animalesco di midi dress leziosi. Trame fumose che inneggiano con misura al bianco e al nero di simpatiche zebre al galoppo; un corsa interrotta dalla versione originaria dell’ upcycling, che in un gioco celebrativo approda su maxi chemisier, a sua volta pronti a cedere la fiaccola evocativa alla statuaria e imperturbabile Fiona May, bis-campionessa mondiale di salto in lungo, ospite dello show.

Zoomantic di Italo Marseglia è un magico ensemble, dall’attitude contemporanea che non abbandona mai l’idea capricciosa del bodouir. Come una finestrina aperta, permette (ma non troppo) di spiare l’alcova di quei sogni mai fatti, attraverso camicie voluttuose profilate con ghiribizzo da nastri black in mohair o briosi dettagli fluffy. Capi ariosi e provocanti, indossati con nonchalance sotto tailleur over e destrutturati, in una trasposizione sensuale e romantica del power dressing.

Una parata modaiola dove gli animali escono continuamente dai ricordi del designer – e dai documentari di Piero Angela -, e diventano intelaiatura ludica. Sfiorando la ferocia sussurrata di copricapo cornuti, il fil rouge è funny e grottesco: dalle micro rane multicolor “che più sono piccole e più sono pericolose” ricamate su eleganti abiti in tulle, ai preziosi earcuff placcati in oro, targati Co.Ro. Jewels, passando per le zebre upcycled, intarsiate su cappotti dal taglio maschile in feltro di cashmere double.

Non si capisce se c’è una savana, un circo, un safari, o meglio non importa. A fine show, le note di It is Sunday Morning di Jung Jaeil cadono come coriandoli. L’impavido Giuppa con le cuffie appese all’orecchio, corre ad abbracciare Italo. I modelli centrano la passerella e diventano mannequin. Gli occhi fanno l’ottovolante: “Siamo in mezzo alla collezione” urlo con gioia su Instagram.

E gli smartphone impazziscono, alla ricerca del selfie perfetto, in una carnevalesca e spensierata democratizzazione della moda.

Quella di Zoomantic.

Quella dei sogni ad occhi aperti di Italo Marseglia.

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