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Il viaggio di Italo Marseglia per Zinaida&LeTroiane: vi racconto un’insolita sfilata di moda

“All’improvviso, in passerella la scena si asciuga. Anche il messaggio. La musica è più rarefatta, le luci cambiano, l’immagine in qualche modo si chiude, le modelle come poetesse indossano queste giacche, le travel jackets, e lo fa anche Ecuba diventata Zinaida. Così in qualche modo, sono tutte portatrici di questo messaggio positivo, e del viaggio… Dai Italo: adesso racconta tu del tessuto, sennò ci manca un pezzo!”

Scherza Rossano Giuppa, ma prima butta magia, tanta magia, come fosse fumo su una pista da discoteca, lui che dentro i suoi progetti, ogni volta ama lasciare se stesso. Ha un completo blu a costine, e gli occhi rossi che perdon sonno chissà da quanto, ma non tradiscono quel suo gesticolare cadenzato, dietro un sapiente racconto di tragedie e parallelismi surreali, e neppure la licenziosa ironia per il suo carissimo amico, e quel suo fare diventato ormai sempre più prezioso.

Siamo allo Showcase, il giorno dopo lo spettacolo e sembra un film già visto. Solo che stavolta l’intervista non capita a caso, ho il piacere di parlare con entrambi e la sfilata di (non solo moda) non è più Anna Cappelli adora i Baustelle. 

Una serie di cose, casualità e tormenti: gli aspetti di Anna Cappelli adora i Baustelle, la sfilata di (non solo) moda

Showcase, Pratibus District

Sono passati pochissimi mesi infatti, e Rossano Giuppa alla regia ci prova di nuovo. Dalle passerelle del Pratibus District con Italo Marseglia mette in scena Zinaida&LeTroiane-Il viaggio, patchwork di moda, musica e teatro che con la partecipazione di Sonia Bergamasco, lo scorso 26 gennaio ad AltaRoma, aveva tutta l’aria pretenziosa di sfidare il pubblico numeroso, il simbolismo russo, gli Dei dell’Olimpo, e tutti quei loro dannati giochetti che nella Mitologia fanno con gli umani. 

Nessuna ossessione questa volta, e neppure un tormento: solo passioni, promesse di viaggi, e qualche repentina casualità. Complici le tante serate di Rossano trascorse a teatro, momenti condivisi spesso con Italo, e Zinaida N. Gippius, la poetessa russa che in quanto avanguardia faceva un bel baffo pure a Coco Chanel, lei, attenta lettura di Marseglia, fedele compagna di notti senza sonno.

Ma prima occorre fare un passo indietro, a quando l’estroso event manager, insieme al giovane designer, assiste a Le Troiane, la tragedia di Euripide, messa in scena in frammenti da Miti Pretese, la compagnia teatrale di Manuela Mandracchia, sua carissima amica.

Le Troiane (o Le Troadi) è un opera del poeta-drammaturgo Euripide, rappresentata nel 415 a.c. La tragedia, narra del triste destino delle donne troiane. Dopo un assedio durato anni, i Greci distruggono la città di Troia, ridotta in cenere alle loro spalle. Spartiti i bottini di guerra, comprese le donne ormai schiave dei vincitori, i Greci sono pronti a ripartire. La figura di Ecuba, vedova di Priamo, e madre dei suoi figli, andrà a Odisseo. Cassandra invece, giovane figlia di Ecuba e Priamo, con il dono della preveggenza e la disgrazia di non essere mai creduta, conosce il suo futuro e sa che andrà in ostaggio ad Agamennone. Andromaca perde prima il marito Ettore, e poi il figlio Astianatte che i Greci fanno precipitare dalle mura di Troia, per evitare che un giorno il bambino possa vendicare il padre. La stessa Andromaca sarà consegnata poi a Neottolemo. E alla fine c’è Elena, vittima della sua bellezza, odiata da tutti e colpevole di aver fatto scoppiare la guerra, scappando con Paride, e poi Menelao che ancora innamorato, vorrà ricondurla in patria, ma solo per vendicarsi dell’adulterio e quindi ucciderla. Donne troiane dunque, fiere di esserlo, ma tutte vittime di un destino segnato, all’improvviso distrutte da un gioco più grande di loro.

“La cosa bella dello spettacolo di Miti Pretese era un punto di vista diverso sulla tragedia di Euripide. Una storia raccontata attraverso le figure femminili, dove non solo ti colpiva la loro forza nella tragedia, ma anche quella che mettevano nella performance… e poi la capacità di ripartire, la resilienza femminile nonostante il loro destino segnato, l’attesa, il viaggio. È stato proprio questo che ci ha dato lo spunto. All’improvviso ci siamo detti: allora si può fare una lettura diversa, vero Ros?”

Rispettoso, scioglie e giunge più volte le mani, Italo Marseglia, mentre con calma descrive il momento, e per me continua a farsi luce, in quella sera d‘inverno a teatro. Poi si gira in cerca di Giuppa, chiede l’approvazione del suo amico regista, ma non prima di lasciarsi andare un po’ e calcare giulivamente su quell’idea positiva di viaggio, a prescindere dallo sguardo ieratico di Euripide, della tragedia e di quel destino segnato. 

Italo Marseglia con Rubedo collezione Fall/Winter 19-20 AltaRoma

Perché dalle parole scritte non viene fuori, ma Italo alle volte sembra distante quando ti parla. In realtà si allontana per finta, prova a staccarsi un po’ dalle cose che vive, dalle emozioni che scopre, ma solo per non farsi fregare troppo da esse. Una roba che corazza la sua forte sensibilità, e che se lo conosci impari a capire che dura pochissimo. Fin quando magicamente nel racconto un po’ si abbandona: prima gli sfuggono gli occhi, poi di colpo si colora la faccia, e tutto mentre prova a calibrare il suo tono, con la voce che diventa più acuta e all’improvviso riecheggia quasi capricciosa.

Così dallo Showcase continua a parlarmi di quella sera, e di quando furtivamente vede Sonia Bergamasco, seduta in platea, l’attrice che Giuppa a sua volta ritrova per tre volte di seguito nel backstage, ospite anche lei degli spettacoli di Miti Pretese

“Una strana casualità, e prima che Rossano me la presentasse l’ho intravista nel pubblico. Mi ha letteralmente folgorato e mi sono detto: lei è una donna Marseglia! La sua femminilità, il fatto che riesce a far clamore in modo sussurrato, non gridato. Mi ha convinto per quello: era una protagonista silenziosa della scena, con la sua estetica così pulita, raffinata… è stata davvero una bella scoperta!”

Una bella scoperta, che casualmente ispira, e si incastra perfettamente con quei desideri che da un po’ nutrono l‘estro del giovane designer campano. Gli stessi desideri che, qualche mese prima ad AltaRoma, con le camicie di forza di Anna Cappelli adora i Baustelle, e la presentazione di Albedo alle spalle, dietro la sfida difficile della sostenibilità, e l’esigenza di viaggiare finalmente a colori, Italo speranzoso, mi confessa di voler realizzare. 

AltaRoma Luglio 2019: Italo Marseglia il brand dal numeretto che si crede una lettera

Confessioni che diventano promesse. Promesse mantenute, viaggi fatti e sfide vinte dunque, e soltanto sei mesi dopo: mosso dalla bellezza algida e raffinata di Sonia Bergamasco, dopo Albedo, Marseglia si concentra subito sulla nuova performance, e con nel cuore i suoi desideri, e in mano le adorate poesie di Zinaida Giuppius pian piano plasma la sua Rubedo, la linea A/I 19-20 che oltre a chiudere idealmente il percorso alchemico iniziato con Nigredo, per la winter edition di AltaRoma, materializza finalmente quella sua viaggiatrice resiliente, consapevole e sfacciatamente a colori.

Sonia Bergamasco nel doppio ruolo di Ecuba/Zinaida ad AltaRoma

Perché lo spettacolo Zinaida&LeTroiane è un viaggio al femminile. Un viaggio positivo, colorato che va oltre la tragedia: con la figura di Sonia Bergamasco nel doppio ruolo di Ecuba/Zinaida, compie dei voli pindarici arrivando toccare perfino le corde del simbolismo russo. 

Parallelismi che viaggiano sue rette equidistanti, due donne, in due mondi scritti e incasellati in momenti storici e letterari così lontani e fuori dal tempo, che altrimenti avrebbero continuato a non toccarsi per sempre.

Per fortuna Italo quel parallelismo lo vede. Eccome se lo vede: la figura di Ecuba, è una cittadina fiera di essere troiana, proprio come la sua poetessa lo è, di essere russa. E poi il nesso temporale nei componimenti, Zinaida parla di acqua, terra, cielo, mare, elementi che paradossalmente il designer ritrova nella tragedia, oltre al loro destino così simile, che nella performance marchia a fuoco le sue viaggiatrici, donne consapevoli e resilienti destinate a non tornare più nella loro patria, ma pronte ad accettare tutto energicamente, e sempre a testa alta.

E allora dopo Anna Cappelli adora i Baustelle, Rossano Giuppa racchiude di nuovo in un pugno quel suo amato trittico, e dolce e impetuoso arriva lo show. In passerella, mette in scena quella lettura libera di Euripide, la stessa percepita con Italo mesi prima a teatro, colta quando tutto era verde e troppo acerbo.

Lettura che dopo mesi di prove, dalla Sala 1 del Pratibus District, la vedi reggere le corde dello spettacolo, dietro una pazza sintonia studiata a tavolino con cura e dovizia.

Allora alzi le mani e capisci che, quel tutto, nella moda è altrettanto possibile, quando fragorosa parte prima la musica, che per il regista deve essere forte, rumorosa, come Your love, il dance elettronico di Frankie Knucles perfetto a contestualizzare una guerra persa, la città di Troia che brucia, e l’entrata di quel DJ ex machina (Claudio De Tullio), pronto a giocare con la tastiera e muovere i flutti, proprio come Poseidone, quando su richiesta di Atena rivolta i mari per far impazzire i Greci.

E come luci di un faro, che improvvisamente vedi e non vedi, in mezzo al mare scuro in tempesta, un mix di parole e musica volteggia sulla scena. Frammenti di tragedia e poesie, spogliate dalla carta e recitate nell’aria dalla Bergamasco, si alternano all’elettro-pop selezionato per caricare di pathos l’attesa di quel viaggio da affrontare con fierezza. 

Non a caso la contemporaneità di Virgo Rebellion di Caterina Barbieri scandisce quelle parole registrate, come un eco che incanta e a ritmo interrotto accompagna il pubblico e la rappresentazione, e dopo l’entrata di Cassandra, la giovane sventurata veggente, supporta la tanto attesa Ecuba (Sonia Bergamasco), seguita dalle altre sue figlie, e dalla vedova Andromaca. Tutte insieme, in passerella, piantate come pini che non si spezzano e neppure si piegano, pronte a condividere con orgoglio il tragico e inevitabile destino.

Un destino che non s’inganna. Pian piano mitiga le sonorità pop dei Pet Shop Boys, mentre la moda targata Marseglia fa sbattere gli occhi, e con Rubedo, la linea A/I 19-20, veste di glamour chiassoso e sofisticatezza la scena.

Italo Marseglia| Rubedo Fall/Winter 19-20
Cassandra per Zinaida&LeTroiane

Così quei desideri di Italo – l’evoluzione verso il colore e la sostenibilità – con Zinaida&Letroiane d’un tratto diventano materia: vecchie tirelle di pizzi antichissimi, recuperati dagli archivi della Maison Sophie Hallette, ricomposti da termosaldature (by Dyloan) evitano cuciture invasive, e seguendo l’abilità del giovane designer, con un delicatissimo eco-patch, magistralmente si tramutano in abiti lunghi dalla linea ad A, giacche da viaggio, morbide bluse, fino al tailleur active da uomo che durante lo show veste Talbitio (Vincenzo Iatorno) il messaggero araldo di Agamennone, presente nella tragedia.

Sonia Bergamasco e Vincenzo Iatorno per Zinaida&LeTroiane

E poi, non ancora soddisfatta, la demi-couture del giovane creativo, con a carico quella forza femminile, si concentra anche sugli accessori: dalle maxi bag alle tracolle midi, con i manici in pelle conciata e colorata, ricavata dalla parte più dura del coccodrillo, la schiena, un punto altrimenti inutilizzato.

C’è il viaggio, e poi il recupero dunque. Dalla moda al teatro, dalla musica ai video, come dicevo, tutto segue una pazza sintonia studiata tavolino, e la scena mai si complica, specie quando dai frammenti di tragedia e poesia, si passa al rapido collage di vecchi film d’autore con la video installazione di Silvia Luzi e Luca Bellino proiettata in sequenza su uno schermo; e così sulle note dei promettenti Bowland, magicamente entra Elena, bella, imperiosa e vestita di nero. Lei, vittima della sua bellezza come la canzone volteggia senza un perché, con le sue braccia fluttuanti che lunghe salutano al cielo. 

Giulia Gallo nel ruolo di Elena per Zinaida&LeTroiane

E quasi al ritmo delle sue braccia, le due linee parallele finalmente si toccano, e lentamente avviene la trasformazione: Ecuba diventa Zinaida, le troiane, poetesse.

Allora io per finire, vi riporto all’inizio, a quando con i puntini ho sospeso Rossano, proprio prima di chiuder la scena, da dove alla fine escono tutti.

Una visione surreale, dove la musica ti prende la mano, ma prima ti canta la guerra, e con echi incantati ti recita il destino, e solo alla fine ti mostra il messaggio, quello positivo, tanto atteso, dietro un viaggio consapevole, colorato che parte dalla tragedia, e con la moda sul groppone supera parecchi confini… ammesso che esistano.

Da sin. Bowland, Italo Marseglia, Rossano Giuppa

Ph. Pietro Piacenti – AltaRoma

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