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FASHIONLEMM: 5 parole di moda con la lettera B

Ho ricevuto dei messaggi, e alcuni di voi mi hanno detto “grazie”, perché certe parole proprio non le conoscevano. Questo mi ha reso felice, e tanto.

Il mio contenitore Fashionlemm, nasce proprio per aiutarci a comprendere la lettura, e il macchinoso linguaggio di moda. E sempre un sacco affascinante, alcune parole nascondono interessanti curiosità.

Per esempio, sapevate che Burberry non si riferisce soltanto al brand di moda britannico? E poi, conoscevate il neologismo bling- bling ?

Oggi, per il secondo appuntamento, ne ho scelto altre cinque, ma stavolta con la lettera B.

 

BAGGY

Ci capita spesso di leggere l’espressione baggy jeans, baggy pants. La parola baggy è inglese e significa “largo, ampio, comodo”. E’ spesso utilizzata per indicare un modello in particolare di pantaloni, dalla vestibilità molto ampia, e con il cavallo basso.

 

baggy

 

Mi è capitato però, di trovare anche l’espressione inglese baggy dress/skirt indicando una forma di abito o gonna, dalla vestibilità morbida, abbondante quasi a sacco.

 

 

BATIK

In gergo modaiolo, la parola batik è usata per indicare quel particolare tipo di stampa o motivo dal sapore etnico. E si usa un po’ per tutti i tipi di abbigliamento, dai pantaloni casual agli abiti più eleganti.

batik
Jakarta Fashion Week 2014 – Edward Hutabarat (fonte: web)

 

Il termine, parte integrante della cultura indonesiana, deriva da amba che significa “scrivere” e titik “punto, goccia”, indicando proprio il gocciolamento della cera calda sul disegno. Il batik infatti, è una tecnica usata per colorare tessuti (di solito seta o cotone).

Per realizzare il pattern, l’artigiano utilizza la cera liquida e una pipetta di rame che gocciolando, appunto, copre le parti del tessuto che devono rimanere intatte. La cera poi si secca, diventando impermeabile, e così la stoffa viene immersa nel colore.

 

 

Ci sono diversi tipi di batik, alcuni ricchi di significato, simboleggiano felicità e prosperità e vengono indossati durante i matrimoni, altri descrivono anche lo stato sociale e civile di chi li porta.

Pensate che dal 2009, il batik è stato aggiunto dall’UNESCO al “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità”.

 

BLING BLING

Il termine bling-bling (o soltanto bling) è un neologismo di origine statunitense, e si riferisce al tintinnio dei gioielli. Uno slang diffuso dalla cultura hip hop, indica anche l’atto di indossare accessori molto pesanti ed elaborati, con il semplice scopo di ostentare.

 

 

Per l’utilizzo di bigiotteria di scarso valore, spesso il termine viene associato ai gusti e comportamenti di classi appartenenti al ceto medio.

In ambito fashion, è un termine molto utilizzato. Alcuni parlano di stile bling-bling, indicando quel modo di vestire eccentrico, fatto di glitter, paillettes e gioielli scintillanti.

 

 

Le scarpe più desiderate sono i crystal boots di Saint Laurent

Polly Plume il brand dall’hashtag (che non è solo) luccicoso

Ma sostanzialmente bling- bling è anche quel tocco di luce sprigionato da capi, accessori e ricami ricoperti da paillettes, o magari da pietre preziose che, a colpi di scintillii (dorati, argento e platino), regalano al look il giusto, ed esagerato sbrilluccichio.

 

BOMBER

Il bomber è un modello di giubbotto corto e stretto sui fianchi, con una fascia elasticizzata in vita e ai polsi. Di solito ha una chiusura a cerniera e ha una vestibilità abbondante (baggy si potrebbe dire!)

Fu creato nel 1915, durante la prima guerra mondiale, per i piloti del Royal Flying Corps, per proteggerli dal freddo, dato che molti aeroplani avevano l’abitacolo scoperto.

 

Ma fu negli anni settanta e ottanta con i “bomber baseball” che divenne un capo di moda dallo stile casual, perdendo ufficialmente la sua origine militare.

 

BURBERRY

Se si va sul dizionario (Garzanti), la parola burberry, indica un cappotto impermeabile di taglio sportivo classico, portando come riferimento anche il nome del famosissimo brand di moda britannico.

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Ma il termine si riferisce ad un tessuto in gabardine di cotone, a trama scozzese, beige chiaro, inventato da Thomas Burberry a metà Ottocento.

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Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany consacrò il trench Burberry, capo più trendy degli anni’60

 

Il motivo a tartan fu subito adoperato per realizzare ombrelli, trench, foulard, riscuotendo un grande successo già dalla fine dell’Ottocento.

E fu dal tessuto quindi che, il brand Burberry prese subito il nome, diventando poi simbolo indiscusso del marchio londinese.

 

Ed eccole qui le 5 parole con la lettera B.

Spero vi siano d’aiuto.

Con tanta passione,

Savannah Mu

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