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La rivoluzione materica (e digitale) di Simona Marziali MRZ

TATTILE, PER LE MANI CHE CERCANO LORO STESSE. LEGGERA, PER LA LIBERTÀ CHE DAREBBE UN VIVIR ISOLATO E SENZA PENSIERI. SOSTENUTA, PER LA BORGHESE NONCHALANCE CHE CENTELLINA ARTE E FEMMINILITÀ, DIETRO OGNI SINGOLA COSTRUZIONE MATERICA, IN UNA DIMENSIONE DIROCCATA E POETICA SCANDITA DAL FRINIRE DI CICALE PAZZE E DALL’ “INFORMALITÀ” DI ALBERTO BURRI. 

Ma dov’è giovedì? Chiedo allo schermo del computer a presentazione finita. Forse è compreso in quel lento divagar di Ughy Gelgotaite: algida modella che in bicicletta apre e chiude lo slot, arzigogolando sulla strada devitalizzata di una campagna rinsecchita dall’estate ormai in poppa. In calendario nella penultima giornata di Milano Digital Fashion Week, lo scoccare psicotico dei giorni della settimana accompagna The Revolution of Matter, Spring Summer 2021 di Simona Marziali MRZ – brand made in Italy, modellato da una lunga esperienza nel knitwear design, e venuto fuori da Who Is On Next?, il famoso concorso di Altaroma e Vogue Italia, dedicato al talent scouting.

THE REVOLUTION OF MATTER – SS 21 Simona Marziali MRZ

Spezzando con puntualità, la seducente cantilena della Gelgotaite, i giorni della settimana irrompono nella video narrazione di moda, come capitoli carichi di pathos, effetti sonori alla Hitchcock, in un gioco euforico/disforico, tra curiosità e spavento, pronto ad accompagnare verso uno stato di totale neutralità. L’aforia dello spettatore, è necessaria a delucidare le scene girate dentro e fuori ciò che resta di un casolare nella sterpaglia, dove il può succedere di tutto, è direttamente proporzionale al non può succedere nulla. Ergo: meglio restare sospesi, asettici. Dissonanze abbarbicate nei codici stilistici del brand; dove in uno spazio contemplativo, la Marziali va alla ricerca spassionata del suo equilibrio, irrobustendo quella linea sottile che differenzia il vestirsi dal coprirsi, e distillando sinergia tra formale e casual, urbano e rurale.

LEGGI la review: Simona Marziali MRZ: Il glamour nomade per esprimere se stessi

La collezione PE 21 di MRZ è leva performante alla trasposizione virtuale e sostenibile della cara vecchia sfilata di moda. Senza show fisici, gli abiti sembrano ridursi in numero e caricarsi di contenuto, diventando il guscio significante di una donna nomade ma elegante, contemporanea ma all’antica. L’ispirazione, che di solito plasma corpore e thymòs di una linea, questa volta non è onere di creazioni che seguitano in passerella, e neppure la rivelazione snocciolata dal designer interrogato nel backstage. Nel mini video – regia di Bonasia&Narcisi – , gli abiti di MRZ, interpretati da Ughy Gelgotaite, per vocazione hanno le opere “informali” di Alberto Burri (1915-1995) – artista famoso per aver incentrato il suo lavoro, sulle qualità espressive della materia, soprattutto se logora, in disuso e quindi con una storia.

Pittore e scultore di origini umbre, dopo una laurea in Medicina, e l’arruolamento come ufficiale medico durante la seconda guerra mondiale, Alberto Burri viene fatto prigioniero dagli Inglesi. In un campo di prigionia in Texas (1943) inizia la sua attività artistica, abbandonando per sempre la medicina. La sua arte è definita “informale” per il linguaggio astratto e non convenzionale di rappresentazione.

In una sorta di ricircolo, l’ispirazione di The Revolution of Matter – Spring Summer 2021 di Simona Marziali MRZ– è quasi messa in scena dalla materia stessa. Ripensando a “I Sacchi” – la serie realizzata dal visionario, incollando su una tela dipinta di rosso e nero, frammenti di sacchi di iuta recuperati –, per una manciata di minuti, la modella armeggia con chiodi, tele, iuta e quadri di legno, sperimentando quella povertà diluita, e nella speranza di trovare senso ai suoi giorni sublimati dall’arte, e da un guardaroba essenziale e superfluo che la veste e la spoglia al ritmo di ogni suo ghiribizzo e piacimento. Dal Venerdì al Mercoledì, la Primavera Estate 21 di MRZ, vive nelle gesta e nelle elucubrazioni di una donna libera e sapiente, che dunque gioca a fare l’eremita. 

Venerdì passeggia tra i campi sotto al sole, indossa un tailleur bianco optical e accarezza l’erba secca, in tono con le nuance terrose della maglia, costruita con una lavorazione grezza per riprendere – meticolosamente – la iuta del Burri. Sperimentazione folk che la Marziali traduce su maxi pochette usate per pararsi la faccia dal sole. Sabato all’alba, tra le maglie in lurex luccicanti e stese al sole, la donna raccoglie una camicia bianca senza maniche, la indossa articolando i polsi impilati in pittoreschi bracciali torchon, e furtivamente scappa via. 

Domenica mattina circumnaviga pensierosa un quadro di legno adagiato sul terreno ruvido. Ha un’immagine color latte, elegante e fluida, come la gonna plissettata lunga fino alle caviglie e la canotta luminosa e increspata a mo’ di pelo di pecora.

Lunedì su un terrazzo diroccato, si lascia cullare dal sole e dal vento. In un’altalena tra grigiore cittadino e terra bucolica, il tailleur con gonna longuette, sembra riportarla al mondo del lavoro, alla nonchalance, alle luci, al prestigio. Martedì il tic toc dei sandali nel casolare, la avvicina al suo quadro appeso al muro. Reso plastico in memoria del Burri, dunque lo dipinge di stringhe rosse; incroci ripresi dallo scollo intorcinato sulla schiena, mentre le maniche della maxi maglia a penzoloni le accarezzano i fianchi.

Mercoledì il sole è alto. L’algida modella viaggia verso un Giovedì che forse bleffa tutto il calendario. Un top traforato nero enfatizza la graticola del cestino. Ughy Gelgotaite alza la testa al sole, sorride alla natura, elude la guida della sua bicicletta, e arzigogola spensierata su una strada devitalizzata di una campagna rinsecchita dall’estate ormai in poppa. 

Tattile, leggera, sostenuta. 

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