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Alla ricerca del profumo perduto: vi racconto Lù by Ludovica Di Loreto

Il più delle volte, siamo abituati a credere che la musica, sia l’unico vettore in grado di farci viaggiare nel tempo. Sentiamo una nota, una voce o un ritornello, e subito siamo investiti da emozioni, che ci catapultano in luoghi o momenti del passato: spesso, una semplice melodia è capace di guidare il cuore, nel ricordo di una persona perduta, dipingere volti e dettagli che credevamo scomparsi per sempre, nei meandri di chissà quali ingranaggi mentali.

Per Ludovica non è la musica. Per Ludovica, è il profumo a fare tutto questo.

Classe 1989, lunghe onde castane e viso acqua e sapore. Ludovica Di Loreto è una giovane compositrice di note, di quelle che non hanno nulla a che vedere con chiavi di violino e pentagramma. Le sue, sono note profumate: alchimie innumerabili racchiuse nella sillaba aperta del suo nome: Lù by Ludovica Di Loreto, eponimo brand di essenze artigianali per la persona e la casa.

“Per me, è molto importante la memoria olfattiva: mi capita spesso di sentire un profumo, e di colpo anche se sono in mezzo alla folla, mi sembra di tornare indietro nel tempo” racconta la creativa con un sorriso dolce negli occhi. “Il profumo dà dei ricordi molto particolareggiati – aggiunge poi -, e in qualunque posto io sia, sentendo un odore, riesco a rivivere frammenti della mia infanzia, che magari credevo perduti; quindi sotto la creazione di queste fragranze, alla fine nascondo sempre il desiderio di emozionare le persone”.

Luci nebulizzate e carta da parati in stile chinoiserie, incontro Ludovica, qualche sera fa da Madeleine, in zona Prati. L’occasione è Roma, la sua nuova linea di profumi: una stuzzicante e mitologica combinazione di fragranze per lei e per lui.

Siamo a una tavola rotonda: da un lato una credenza in noce tronfia di ninnoli, libri e porcellane; dall’altro il profilo conceptual di un albero di Natale. Madeleine è un elegante bistrot dall’allure parigina, nome che riporta agli inizi del Novecento, e che non a caso ricalca a pennello sul concetto di memoria sensoriale, tanto caro alla nostra Ludovica, tanto caro a Marcel Proust (1871-1922) celeberrimo scrittore francese.

Un’atmosfera chic e letteraria, dove la giovane creatrice di essenze, sui i sapori di un aperitif in stile Belle Epoque, serve quel veloce assist olfattivo Roma-Parigi. E poi Roma-Londra. E poi ancora Roma-Stoccolma, luogo in cui, andando a ritroso, inaspettatamente trova l’ispirazione per il suo brand.

A forgiare la sua fedina creativa, infatti, insieme al trasporto per Roma, preziosa città “da preservare, curare e custodire” sono i viaggi. Uno stimolante peregrinare durante e dopo la formazione: la laurea in Moda e Costume all’Università La Sapienza di Roma, e gli studi in Fashion Styling presso il prestigioso London College of Fashion. Pergamene che alleggeriscono, solo sulla carta, il suo animo cosmopolita, da sempre attratto dalla moda, e da una costante e snaturata ricerca del bello. 

Una caccia all’estetica, che alla fine trova il suo vero senso nei profumi, gli unici che, come madeleine proustiane, accendono la vita della giovane di emozioni e ricordi perduti. Si trova a Stoccolma, quando la millennial dal “naso sopraffino” matura finalmente l‘idea di creare qualcosa di personale, di invisibile agli occhi. Un qualcosa di aeriforme che possa rimanere impresso sulla pelle, come estensione di ogni singola personalità. 

Era il Dicembre 2015. Nasce così Lù by Ludovica Di Loreto.

Oggi a distanza di quattro anni, i suoi profumi sono venduti anche all’estero: Dubai, California, Cina e Polonia. Ludovica propositiva fa eco dalla Capitale, alla quale dedica la sua nuova collezione: “Sono innamorata della Roma antica, e con questa linea mi sono ispirata alle divinità romane: Minerva, Cerere, Iupiter e Mercurio, che danno il nome alle quattro fragranze. Poi ho voluto osare, formulando Numen che significa “la potenza divina”, una nuova essenza unisex, con un mix di ambra e canapa sativa, un profumo che vorrei collocare al di sopra degli dei”.

La giovane alchimista romana è in piedi, e accanto all’albero di Natale concettuale, tiene testa alle sue ambizioni future. Indossa una gonna scozzese che riporta al suo periodo british, ma con il cuore è in Italia da un pezzo, mentre con il palmo della mano, fa su e giù calibrando Cerere, la dea dell’Abbondanza racchiusa in una squadrata boccetta, tester della presentazione: “In tutto pesa 465 grammi. Il tappo è in marmo di Travertino, mentre il packaging è realizzato da un’azienda di Napoli. La produzione è in piccole quantità, ma posso dire che, fin dalla scatola, tutto è 100% italiano”. 

Una piramide olfattiva e sensoriale, per la quale Ludovica amalgama con cura ogni nota: da quelle di testa che sono sempre le prime a venir fuori, passando per quelle di cuore che impiegano 10/15 minuti, fino a quelle di coda che sono terminali: “Queste di solito sono dei fissatori – chiosa prontamente -, quindi spesso si può trovare muschio, patchuli, legno di sandalo e ambra, che è la mia preferita, mentre una nota molto utilizzata è il pepe nero”.

Una nota pungente e speziata che non a caso fa testa alla quintessenza di Lù, Numen. Profumo forte e dolce, calibrato a puntino per far rivivere importanti flashback di emozioni. Alchimie evocative, dietro un beauty brand emergente, che alla fine ha il chiaro intento di valorizzare l’artigianato made in Italy: retropalco coraggioso e per niente economico, e per il quale Ludovica, sceglie di fare la sua parte, come il colibrì della favola africana, porta nel becco quel goccio d’acqua che sembra inutile, per spegnere l’incendio nella foresta. Un piccolo sforzo che se esercitato con dovizia e costanza, all’improvviso genera il grande cambiamento.

Perché prima di tutto, i suoi profumi raccontano di amore. Un amore ritrovato di cui prendersi cura. Un amore vero, e come tale spesso fa soffrire: “Viaggiando, mi sono resa conto di quanto io sia fortunata di essere italiana, e soprattutto di appartenere a Roma; una città bellissima da preservare e custodire ogni giorno, e di cui spesso però, neppure gli abitanti se ne prendono cura. E questa in particolare, è una cosa che mi fa soffrire. 

È una cosa che proprio, non capirò mai!”

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