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Gattinoni e AltaRoma: la mia prima sfilata di moda, e quell’emozione bella divisa in due

Non ho aperto il blog per gioco. L’ho aperto perché mi completa. Mi fa sentire libera di diffondere, e raccontare la moda attraverso i miei occhi. Trasmettere dedizione, passione, ricerca, fanno parte della magia che ogni giorno, questo mondo delle favole, mi regala. E con un pizzico di follia, mi mette alla prova, per farmi capire fino a che punto, si possiede il coraggio di andare incontro ai propri sogni. Specialmente quando alcuni, facendo capolino, si avverano.

Ancora ricordo la prima sfilata a cui ho assistito. Una grande, grandissima emozione, proprio come uno se la immagina.

Purtroppo non avevo un blog, e non ho potuto raccontare subito l’esperienza. Quindi eccomi qui, a distanza di quasi cinque anni, a sfruttare finalmente l’occasione…

Ricordo che si trattava dell’edizione di gennaio. Era domenica e faceva freddissimo.

 

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Gattinoni P/E 2013 cortesy Altaroma ph L.Sorrentino

 

Gattinoni presentava “La Quarta Dimensione” collezione Primavera/Estate 2013, insieme ai gioielli di Gianni De Benedittis designer per il brand futuroRemoto.

Abitavo a Montesacro, e in motorino dovevo arrivare all’Eur. Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, era la location scelta per l’evento.

Fu un viaggio, e avevo costretto Francesco ad accompagnarmi. “Danno flute di prosecco di benvenuto” gli dissi per convincerlo (lo faccio ancora!). Non sempre ad una sfilata accadono cose del genere, ma lui non lo sa, e ogni volta si dimentica pure dell’imbroglio, perchè è il primo a commuoversi; specialmente alla fine dello show, quando lo stilista esce per salutare e ringraziare, è quello il suo momento topico.

Comunque, ricordo che quel giorno, arrivammo anche in anticipo.

Con il volto e le mani gelate. La sfilata che da calendario, iniziava a mezzogiorno, slittò di un’ora. Allora, non conoscevo ancora, i leciti ritardi modaioli.

In fila all’ingresso, mi sentivo piccola in mezzo a tutta quella gente. Guardavo in basso, e vedevo solo tacchi alti, di scarpe costose. M’incuriosivo, e alzavo la testa per scorgerne il volto. Volti famosi, blasonati che passavano prima, volti normali e comuni che attendevano con me, mentre i membri dello staff, entravano ed uscivano, dividendo ogni volta, la folla. E poi noi che ci dovevamo stringere, rimanendo fermi per non perdere il posto.

Non avevo accrediti personali, e non avevo nessun posto a sedere assegnato. Ma frequentavo ancora l’Accademia e volevo respirare quella situazione, così nuova di zecca per me.

Arrivò il nostro turno, lasciammo la fila dietro, ed entrammo.

La sfilata era al piano superiore. Nel Salone d’Onore del museo, proprio dove era ancora esposta la mostra “La Seduzione dell’Artigianato ovvero: il bello e il ben fatto”. Salimmo le scale, enormi, originarie con pavimenti in marmo lucidi come specchi.

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Sala d’Onore, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari (fonte: web)
Mostra "La seduzione dell'Artigianato" Museo delle Arti e Tradizioni Popolari
Mostra “La Seduzione dell’Artigianato ovvero: il bello e il ben fatto” (fonte: trendstoday)

 

Una tenda faceva da sipario alla sala allestita per l’occasione. La spostai, e timidamente varcai quella soglia di stoffa scura e vellutata. Non c’era molta luce intorno, ma riconobbi subito quell’atmosfera a tratti grigia e luccicosa, tipica del fashion, proprio come appare nei video e in televisione.

 

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I fotografi erano già piazzati tutti in fondo, pronti a creare quella meravigliosa montagnetta fatta di luce e flash. Tantissima gente in piedi, prendeva posto intorno alla lunga pedana, tra i manichini con quegli abiti favolosi, messi a celebrare il made in Italy.

Mancavano pochi minuti all’inizio, avevo la testa che girava a destra e a sinistra dalla curiosità. Con una strana adrenalina, mista ad emozione, guardai Francesco che camminava accanto a me. “Eccolo, il mondo dei miei sogni. Eccolo!” Gli dissi strizzando gli occhi estasiati. Camminavo tra la folla, mi sentivo grata di essere lì, ma anche tanto impaurita.

In fondo alla sala vidi delle tende a coprire i finestroni, le spostai e uscii sugli enormi balconi del museo. Volevo rendermi conto di dove mi trovavo.

Ero felice, felice davvero!

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Rientrammo nella sala, la sfilata stava per iniziare, lo capii dal cenno intermittente di luci. Così, Francesco mi diede un pacca sulla spalla, e nell’orecchio mi sussurrò: “ Vai, vai avanti, buttati lì!” Interdetta, lo ascoltai e con fare discreto mi poggiai ad una colonna vicino la passerella, non volevo intralciare lo sguardo di nessuno.

Partii la musica: alternativa, triste e graffiante.

Mi voltai per cercare Francesco che si era messo dietro. Riuscii a scorgerlo nell’ombra e così girai lo sguardo verso l’ingresso colorato della passerella. Pronta ad attendere lo show.

Lana del Ray e il pop/rock barocco della sua “Born to die” davano il tempo. Le modelle entravano, alte e sofisticate, per niente anoressiche, come dicevan tutti.

Mi lasciai trasportare dalla musica, conoscevo quelle note: un suono magico, psichedelico, vintage, proprio come il momento che stavo vivendo, e la processione di abiti preziosi a cui stavo assistendo.

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Abituata a vedere le sfilate dallo schermo di un pc, i tessuti in quel momento, usavano un linguaggio diverso da quello che conoscevo: organza, strati di pizzo, satin, ricamati con pietre, paillettes irisees e cristalli.

M’imbarazzava solo osservare quello spettacolo, e ritornavo alla realtà più compiaciuta, ogni volta che scrutavo quei dettagli minuziosi. Trame, sovrapposizioni, imbottiture, effetti cromatici luminosi.

Dal vivo quei vestiti avevano l’aspetto costoso, tipico dell’alta moda, e ogni pezzo, elemento, ricamo, sfogava distintamente, illuminandosi di luce propria. Come dei veri capolavori sartoriali. Tutti sapientamente curati ad arte.  Ed io mi sentivo partecipe di una favola moderna e tecnologica, proprio com’era il mood della collezione. Ogni tanto, tra un capo e l’altro, tornavo a spiare la bellezza delle modelle. Frastornata, riuscivo ad inquadrare le figure sinuose in movimento, solo nell’istante in cui passavano. Eleganti in ogni passo, singolarmente, e in fila indiana, fin quando pian piano, le osservai sparire con tutti gli abiti, dietro i pannelli colorati.

La sfilata durò una manciata di minuti. Ma furono intensi e pieni di entusiasmo.

Appoggiata a quella colonna metabolizzai quanto uno show di moda fosse solo la punta dell’iceberg. Il fragore del battito di mani sovrastava la sala, e ricordo che andai a cercare Francesco, che si era nascosto vicino all’ingresso della passerella.

 

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Nel mentre apparve lui, Guillermo Mariotto direttore creativo della maison Gattinoni. Vidi Francesco tutto rosso, con gli occhi lucidi, preso a battere le mani con forza “che bello, che emozione, che bravi, davvero bravi, mi avete commosso, grazie!” Diceva impressionato, mentre ogni tanto si fermava ad asciugare gli occhi, e il viso dalle lacrime.

Era il momento topico,

il suo momento topico, e in fondo anche il mio.

Lo stilista, salutava e ringraziava sorridente tutti noi, che avevamo fatto parte del suo sogno, divenuto nel frattempo, pure nostro.

Con passione,

Savannah

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