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Moda in critica: Simone Rocha F/W21

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PRESENTAZIONE BRAND

Nata a Dublino nel 1986, e diplomatasi al Central St.Martin’s College, già dalla collezione di debutto (Spring 2011) Simone Rocha mostra una certa dimestichezza nel combinare tulle vaporosi in balze, con insoliti ritagli sartoriali. Una parata in bianco e PVC che mette subito l’accento sull’abile impiego di tecniche stravaganti e sul desiderio di interpretare la femminilità secondo virtù contrastanti: purezza e provocazione, forza e fragilità, non tralasciando chiari revival del costume rinascimentale. Dal background interetnico – la mamma è irlandese e il papà è John Rocha, stilista di origini cino-portoghesi -, Simone si definisce un’art lover, passione che riecheggia in ogni progetto e che si fonde con il suo amore per la natura, la famiglia, i rituali religiosi, Hong Kong e l’Irlanda.  Con soltanto due linee l’anno, le sue creazioni sono una tavolozza di ispirazioni animate quasi sempre da figure femminili: dalla scena regale d’Inghilterra, con Anna Bolena e la figlia erede Elisabetta I, alla letteratura vittoriana con i lavori delle sorelle Bronte. 

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Simone Rocha: tra romanticismo, resilienza e inquietudine

Malgrado il romanticismo a reggere il vocabolario estetico di Simone, alla fine vince sempre una forza resiliente, pronta a irrobustire una femminilità inquieta e delicata, con immagini che si travestono spesso di folclore. Di recente Rocha ammette anche di avere un debole per il cattolicesimo, forse per il fatto di non aver ricevuto questo tipo di educazione religiosa. In un momento precario e instabile come questo, infatti, sceglie la chiesa di St. John’s Hyde Park, e con la collaborazione del compagno Eloin Mclughlin, racconta di fragilità e ribellione.  La linea A/I 21 è opulenta, rock e graziosa, aggettivi che trovano equilibrio in The Winter Rose, plasmata con materiali che la stessa designer definisce “le tre grazie: raso, pelle e tulle”. I volti di porcellana sono ingenui e intensi, ricordano le bambole dell’infanzia e i visi sbiancati dell’aristocrazia rinascimentale, grazie alle trecce arruffate e ai riccioli tutti intorno, impreziositi da perle e orecchini cammeo.

Nella totale assenza di tattilità, visto l’emergenza e il confinamento, l’unico modo per ribellarsi secondo Rocha è con il lavoro, mentre “le tre grazie” hanno l’arduo compito di evocare stati d’animo contrastanti, dominati dai “fiori rampicanti e resistenti” che si caricano di dramma proteggendo le silhouette. Tra romanticismo, resilienza e inquietudine, come soffici nuvole di armature, marciano contro il vociare in sottofondo che soffia di calunnia, proprio come un venticello.

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