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Moda in critica: Mashama F/W21

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PRESENTAZIONE BRAND

Mashama nasce nel 2011, dalla visione audace dell’omonima designer cinese, che dopo gli studi presso la Central Saint Martins di Londra e una serie di esperienze sul campo – da Veronique Branquinho ad Alexander Mcqueen – fonda il suo brand di pret à porter. Vincitrice del Forbes China’s Most Potential Designer, Masha Ma è riconosciuta come una tra i designer più promettenti della Cina. Partendo da un’estetica inclusiva che mira a staccare etichette di genere e razza, la filosofia del brand è la rinascita, dietro una costruzione contemporanea e sofisticata della femminilità. Calla in the swamp è la linea Autunno/Inverno 21-22 presentata durante l’ultima edizione della settimana di moda parigina.

Si parla di non-sessismo da Mashama, dove su un pontile tra l’urbano e il marittimo, proposte uomo e donna si alternano senza troppo distacco parlando di abiti e indumenti, in una chiara prospettiva generale. “Ciò può anche far risparmiare molti prodotti di scarto da tessuti e processi diversi e ottenere anche un nuovo concetto di sostenibilità” rivela via Zoom la designer. “Lo sviluppo sostenibile che vogliamo esprimere in questa serie è non-sessismo: le donne non possono più indossare solo abiti da donna e gli uomini non possono più indossare solo abiti da uomo”. 

La collezione è in bianco e nero, ci sono pizzi, merletti, orli romantici e drappeggi che richiamano i petali del fiore, ossia la calla, da cui la linea prende il nome. E poi ci sono geometrie sulla lana vergine – mista ad alpaca e mohair – lavorata riducendo spessore e ruvidezze. Tessuti personalizzati, recuperati grazie all’azienda italiana Bonotto. Ci sono accessori, come cinture di pelle nera e imbracature in stile militare, adornate con Rebirth Feather, la piuma della rinascita stampata o riprodotta a mo’ di spilla, concetto guida del brand. Rinascere senza etichette e marciare verso un’identità forte e consapevole. Sarebbe dunque questo, l’approccio di Mashama che sottotitola la presentazione con: “Non sono una donna. Non sono un uomo. Sono qualcosa che non capirai mai”. Il non-sessimo, armato di mistero, si rivela interessante per iniziare dal profondo a ripensarsi in sostenibile, secondo un’idea di sviluppo da soddisfare giorno dopo giorno. 

 

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